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VACANZE CIOCIARE
(Fare Musica n° 109, ottobre '89)
"...il palco è ora occupato dall'inaudita violenza sonora di un non meglio identificato special project, dominato da un'agguerrita falange veneto-americana che schiera Elliot Sharp alla chitarra e al sax, Percy Jones al basso e Bobby Previte alla batteria. Sforzandomi di riconoscere chi siano i due rinnegati italiani che imperversano alla chitarra e alle tastiere ho un tuffo al cuore: trattasi di quello sciagurato di Roberto Zorzi (ex organizzatore del Festival di Verona, dunque palese doppiogiochista) e del suo degno compare Nicola Salerno, membri di quei Niù Abdominaux Dangereux che io stesso, me lasso!, nominati vincitori del concorso Indipendenti 1987 indetto da questa incolpevole. Mea culpa, mea maxima culpa: ignaro, scoperchiai il vaso di Pandora. Non pago di essere riuscito a farsi pubblicare Ghosts, esordio discografico del gruppo, dall'incauta etichetta Rose Rosse (distr. Nowo), il disgustoso Zorzi è infatti arrivato fin qui a propinare la sua ultima zorzeria (sic.). Affranto, abbandono le armi, abbasso la guardia, e mi rassegno a subire il tonitruante massacro, quarantacinque minuti improvvisati sul posto nel segno delle più basse provocazioni sonore. Il magma infernale è in qualche modo ridotto dai cannoni di Previte ad una sua qual fluidità che atrocemente si riversa addosso al pubblico, arrostendolo..."
Gianfranco Salvatore
LA VOCE E IL SUO DOPPIO
(Musica Jazz, n° 10, ottobre '89, pagg. 31-32)
"...Nelle due serate conclusive la rassegna ha offerto altrettante produzioni originali. Nella prima, tre trasversali musicisti dell'area newyorkese si sono aggiunti a due colleghi italiani per il progetto Projection. Elliot Sharp (voce, chitarra, basso, clarinetto basso), Roberto Zorzi (chitarra), Nicola Salerno (tastiere), Percy Jones (basso) e Bobby Previte (batteria)..."
"...quarantacinque minuti di improvvisazione elettronica. Il set si è mosso sull'unico asse portante della batteria di Previte, tra le sperimentazioni multistrumentali e stratiformi dei solisti. Piacevoli sono stati singoli episodi e qualche impasto sonoro, ma nel suo complesso la performance del gruppo ha trasmesso l'impossibilità o l'estrema frammentazione della comunicazione non strutturata".
Luigi Onori
UN "CAPRICCIO A MILANO"...CONSUMATO CON CLASSE
(L'Arena, Martedì 2 ottobre 1990)
Similado: un gruppo di grandi jazzisti guidati da Zorzi-Olivieri
"...realizzato da un gruppo i cui padrini sono (evviva!) della nostra città. Uno di questi è Roberto Zorzi il quale, oltre a partecipare come chitarrista-rumorista in tre brani, è colui che ha avuto il merito di assemblare Similado (questo il nome del gruppo) e di condurlo, dopo la partecipazione all'edizione 89 di Jazzitalia (fu il miglior concerto, a mio parere per freschezza e novità) in uno studio di registrazione a Milano per fissare su vinile le idee già espresse a Verona, al Teatro Nuovo. La padrina è Lia Modugno, titolare dell'etichetta Lmj per la quale Similado ha registrato Capriccio a Milano e che (rapida tiratina d'orecchie) ha tenuto a lungo nel cassetto il nastro del disco (registrato nel febbraio '89), causando sofferenza in quanti sapevano della sua esistenza e della sua potenzialità.
Dicevo del gruppo, di Similado. Si tratta di nove musicisti che in comune non hanno... nulla, se non (e vi pare poco?) intelligenza musicale, disponibilità a partecipare a progetti estemporanei (lasciando i rispettivi gruppi per calarsi in nuove situazioni temporanee) e capacità di imprimere, oltre che di assorbire, stimoli di diversa provenienza culturale. Vicino all'indiano Trilok Gurtu (Oregon) alle percussioni troviamo infatti alcuni dei più brillanti jazzmen di casa nostra, come Roberto Ottaviano al sax soprano, Franco D'Andrea al pianoforte, Paolo Damiani al contrabbasso e Riccardo Bianchi alla chitarra; ci sono poi Roberto Zorzi ed Alberto Olivieri (Niù Abdominaux Dangereux), l'olandese Ernst Rejiseger al violoncello ed infine il trombonista tedesco (i cui mertiti riconosciuti sono sempre stati inferiori a quelli realmente espressi) Albert Mengelsdorff.
Con un gruppo simile non poteva non nascere una musica di alto livello; se infatti il solco principale segue i dettami del jazz classico, la presenza di musicisti così diversi arricchisce prepotentemente la musica di forti colori etnici (Trilok Gurtu) e di ricerca dei limiti sonori (Zorzi, Rejiseger, Mengelsdorff). Il gruppo ha registrato cinque brani - composizioni di D'Andrea, Damiani, Ottaviano e Mengelsdorff - che fortemente risentono dell'impronta del singolo autore, ma nei quali ogni strumentista, sempre ben riconoscibile, ha cercato di interpretare seguendo il proprio istinto musicale.
Andirivieni, ad esempio, è una splendida pagina jazz di D'Andrea con un bel tema e delicatissimi duetti tra sax e trombone; Tam tam è invece di Paolo Damiani, e rappresenta uno dei vertici del disco, con Rejiseger e Gurtu sempre sopra il rigo, anche se equilibrati e spontanei.
Mi sembra in definitiva un'ottima prova a dimostrazione del fervore musicale, spesso disconosciuto da noi, che conferma che da tempo il jazz italiano, europeo in generale, ha trovato una propria via espressiva di alto livello. Come scrive il critico Franco Fayenz nella presentazione di Capriccio a Milano, "... la musica al primo ascolto può dare l'impressione di una certa difficoltà. Ma poi ci si accorge che non è affatto vero, e che questo è uno dei più bei dischi degli ultimi anni". Modestamente concordo.
Alessandro Nobis
THE BANG
(AUDIOReview, n. 110, ottobre '91)
"Roberto Zorzi è uno dei pochi esponenti di un underground para-jazzistico italiano ancora tutto da identificare, catalogare, schedare e godere. Definirlo un chitarrista-rumorista sulla scia del primo Arto Lindsay vorrebbe dire banalizzarlo. Sulle note di copertina di questo album (The Bang) ha preferito definirsi chitarrista-fantasma, conduttore e uomo-copertina. Le sue imprese concertistiche e discografiche si dividono tra l'umorismo popolar-dadaista dei NAD, e le sue personali scorribande fra i musicisti radicali newyorkesi bianchi e neri. In ambo i casi le imprese di Zorzi si schierano al di fuori, o meglio al di sotto (underground, si diceva appunto) di ogni categoria: e le sue impareggiabili zorzerie si destreggiano abilmente fra il dar di matto e l'articolazione sapiente del disordine sonoro..."
G.S.
"...Il diabolico duo gioca e strapazza la la chitarra, crea teneri quadri e violente fiammate, ma soprattutto ha un <balance> compositivo ed un'ompogeneità artistica che nascono da una comune estetica, da una visione della vita sempre vista attraverso le lenti dell'ironia e del disincanto e da una fatale attrazione per tutto quello che è ricerca, segno senza soluzione di continuità, esplorazione fino ai confini del mondo ed improvvisazione a 360 gradi."
da "L'Arena di Verona" del 1 dicembre 1999, recensione di Through, Giampaolo Rizzetto
"...Assoli e duetti di un celebre maestro californiano e di un brillante discepolo veronese nel segno del vario & inatteso...
Una piacevole rassegna di "sport estremi" con le corde, una scossa all'esaurito sistema nervoso degli appassionati..."
"Musica" di Repubblica del 18 novembre 1999, recensione di Through, Riccardo Bertoncelli
"Through is a (...) relaxed, playful encounter, stylistically varied. It includes Kaiser's "Variations on Skip James's I'm so glad" and Zorzi's wistful reading of Nick Drake's "Time of no reply" as well as transidiomatic improvisations forays..."
The Wire - Nov. 1999 Recensione di Through
"Through est traversé de nombreuses improvisations en forme de dialogues, entrecoupées de quelques morceaux structurés, melodiqués, matinés pop ou blues...Tous deux prennent plaisir à jouer et se jouer l'un de l'autre (...). Un réel plaisir est cependant au rendez-vous."
Jazzman - Genn. 2000 Recens. di Through di Théo Jarrier
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